mercoledì 21 gennaio 2009

I misteri attraverso Google Earth

Viaggiare, esplorare, non è mai stato così rapido e veloce...
Certo, non ci permette di assaporare tutte quelle sensazioni, quei sapori, quei profumi tipici del luogo che visitiamo... ma la tecnologia ci permette di teletrasportarci virtualmente da un angolo all'altro del globo alla ricerca dei posti più insoliti e misteriosi.

Stiamo parlando di Google Earth http://earth.google.it/ E' quel software che ci permette di vedere il nostro pianeta dallo spazio, vedere città, luoghi, paesaggi dall' alto, come se fossimo su un' aeroplano!

Senza dilungarci sulle infinite possibilità che spalanca questa applicazione, vorrei segnalarvi dei siti specifici che approfondiscono tutti quei "misteri" del nostro mondo, comodamente visitabili dal vostro PC.

http://www.mapofstrange.com/
http://jrgoogleearth.blogspot.com/

lunedì 19 gennaio 2009

Il Tarantismo: folklore locale o adorcismo di massa?

A San Paolo patrono di Galatina (una cittadina salentina), è legata una tradizione molto particolare ed unica nel suo genere: il fenomeno del Tarantismo; “malattia" causata dal morso della Taranta o Tarantola; che è un ragno velenoso dal cui morso è tratto il termine "pizzica", che è la nostra musica per eccellenza. La leggenda del culto di Paolo a Galatina, tappa di uno dei suoi lunghi viaggi di evangelizzazione, è legata al miracolo dell’acqua e della puntura velenosa delle Tarantole. Si racconta infatti che, giunto a Galatina, fu ospitato da un pio galatinese nella propria casa, poi chiamata “Casa di San Paolo”. L’apostolo, riconoscente per l’ospitalità ricevuta, dette all’uomo ed ai suoi discendenti la facoltà di guarire coloro i quali fossero stati morsicati da animali velenosi: sarebbe stato sufficiente tracciare il segno della croce sulla ferita e far bere l’acqua del pozzo che si trovava nella casa. Inoltre, concesse agli abitanti di Galatina l’immunità dal veleno dei serpenti e di ogni altro animale dal morso nocivo.

I ragni che possono produrre effetti tossici sugli uomini, quaggiù da noi, sono due: la lycosa tarentula; rapida e aggressiva, il cui veleno agisce localmente e procura reazioni molto appariscenti; e il latrodectus tridecim guttatus; più lento e statico, che vive nascosto e attende che la preda si impigli nella tela: il suo morso può causare effetti generali molto gravi e dolorosi, fino ad un irrigidimento del corpo, della durata di alcuni giorni.

Le "tarantate", (erano quasi esclusivamente le donne ad essere interessate da questo fenomeno) poco tempo dopo esser state morse da uno di questi ragni, cadevano in uno stato di depressione e inerzia, dal cui torpore si destavano solo al suono di una musica segnata dal ritmo del tamburello leccese (che viene suonato con una tecnica particolare, dando il ritmo di base, con la percussione, e un caos ordinato, con i sonagli), che le costringeva ad eseguire una danza frenetica ed ossessiva al centro della "Ronda" (un cerchio di musicisti, al quale veniva attribuito il magico potere di far guarire da qualsiasi male coloro i quali ballavano al suo interno). Per liberarsi dal veleno e guarire dal morso, occorreva mimare la danza della taranta secondo un ciclo coreutico - musicale ben definito, identificarsi con essa e costringerla a danzare fino a stancarla e a farla morire. Si eseguiva quindi quello che è considerato un esorcismo in piena regola; esistevano proprio dei gruppi di musicisti, detti “orchestrine terapeutiche”, il cui compito era di suonare la “pizzica tarantata” musica mediante la quale le tarantate si destavano dal loro torpore. Provvisti di tamburelli, violini e flauti, i musicanti giravano per le masserie a guarire le vittime dalla possessione del ragno. Queste, sotto l’effetto venefico del morso della taranta, facevano cose a dir poco sconcertanti: si infilavano tra i pioli delle scale, passavano da sotto le sedie, si arrampicavano sui muri, si contorcevano in posizioni incredibili, persino la loro voce cambiava. I musicisti iniziavano allora a praticare l’esorcismo: cominciavano a dar voce agli strumenti, ed al suono cadenzato del tamburo, la tarantata iniziava a muoversi ed a ballare freneticamente. È opinione comune che la tarantata assuma il carattere dell’animale che l’ha morsa: “Vi sono così tarante ballerine e canterine, sensibili alla musica, al canto e alla danza; e vi sono anche tarante tristi e mute che richiedono nenie funebri ed altri canti melanconici; vi sono poi tarante tempestose che inducono le loro vittime a fare sterminio, o libertine che stimolano a mimare comportamenti lascivi; ed infine tarante dormienti, resistenti a qualunque trattamento musicale. Il simbolo della taranta presta figura all’informe, ritmo e melodia al silenzio minaccioso, colore all’incolore, in una assidua ricerca di passioni articolate e distinte, lì dove si alternano l’agitazione senza orizzonte e la depressione che isola e chiude” (Cfr. E. De Martino, La terra del rimorso, 1959). Spettava ai musicisti comprendere quale trattamento richiedeva la tarantata in questione. Essi si trovavano spesso a dover fronteggiare possessioni quasi demoniache, (le cui vittime erano aggressive e isteriche) e dovevano faticare non poco per portare a termine il rituale: l’esorcismo poteva durare diverse ore! Non a caso, uno dei segnali distintivi di un suonatore terapeutico di tamburo erano le macchie di sangue sul suo strumento musicale: suonando freneticamente ed ininterrottamente per ore, si procuravano grandi ferite sulle mani; queste macchie erano considerate l’orgoglio dei tamburellisti, perché stavano a significare che erano riusciti, tramite la loro musica e la loro arte, a liberare una donna dalla malefica possessione del ragno. La pizzicata, quindi, si identificava col ragno stesso, e ballava fino a quando non stramazzava al suolo, sfinita. Ed inoltre, le tarantate erano molto sensibili anche ai colori: talvolta aggredivano persone che indossavano un capo della tinta che le eccitava, che poi è il medesimo colore del ragno che le aveva morse. Riuscire ad identificare il colore odiato dalla tarantata era un modo per aiutarla a guarire, per questo motivo nel rito venivano usate delle strisce di stoffa colorate, dette nzacareddhre, agitate intorno alla tarantata dai suoi parenti; una volta scoperto il colore non sopportato, il nastro corrispondente era stracciato e gettato via, e si credeva così di uccidere il ragno. Le altre stoffe colorate erano legate ai tamburelli suonati durante il rituale. In questo modo la vittima, esorcizzata dalla musica, si liberava per un po’ della malattia, ma sintomi quali follia, irrigidimento del corpo e isterismo si rimanifestavano immancabilmente all’inizio della primavera. La vera guarigione poteva avvenire solo durante la messa – esorcismo del 29 giugno a Galatina, presso la chiesetta di San Paolo: decine di tamburelli ornati di nzacareddhre (strisce di stoffa colorata) scandivano il rito; al suono di essi le tarantate ballavano convulsamente, rotolandosi e contorcendosi per terra. Secondo la tradizione, agli ammalati si doveva far bere l’acqua miracolosa (la fonte è stata murata nel 1959 per ragioni igieniche) fino a quando non vomitavano nel pozzo; sul fondo comparivano allora dei serpenti che tentavano di ghermire il tarantato; se gli riusciva di chiudere il coperchio del pozzo poteva considerarsi, finalmente, guarito del tutto. I parenti nel frattempo pregavano recitando le formule di rito, come ad esempio: “Oremus ut fideliter qui Galatinae sumpserit tuam aquam sit innoxius morsi phalangi et viperae” (Preghiamo perché chi con fede a Galatina beve la tua acqua non riceva danno dal morso della tarantola e della vipera). La Chiesa di San Paolo, edificata nei pressi del pozzo miracoloso, divenne così meta di pellegrinaggi da parte di tutti coloro, soprattutto donne, che venivano morsi durante il lavoro nei campi da ragni e serpenti velenosi.

Certo, non è affatto verosimile che dei serpenti compaiano sul fondo di un pozzo per ghermire l’ammalato, ma ci sono tantissimi racconti di tarantate che descrivono visioni a dir poco sconcertanti. Alcune giurano di aver visto San Paolo durante la loro trance, e di essere guarite solo per merito di una grazia concessa loro direttamente dal santo.

Il rito del tarantsimo è un rito antichissimo, che da secoli attira la curiosità di medici, antropologi e psicologi. Troviamo un accenno nel Sertum di Guglielmo Marra da Padova del 1362, che riporta la tradizione popolare per a quale la tarantola mordendo le sue vittime produce un canto. E il tarantato tare indiscusso giovamento dall’ascoltare una melodia concorde con quella della tarantola. Poco dopo, a metà del ‘400, Johannes Tinctoris, uno dei maggiori teorici della musica, interessandosi alle possibili funzioni della musica individua, fra le tante, quella di “risanare gli ammalati” . Anche l’alchimista e filosofo tedesco H. Cornelius Agrippa nel De Occulta Philosophia (1533) al capitolo XXXIV in cui tratta “Dell’armonia musicale, delle sue forze e del suo potere” dimostra di conoscere il fenomeno del Tarantismo: “Si trova anche scritto che coloro i quali siano stati morsicati dalla tarantola in Puglia cadano in sopore, dal quale vengono tratti mercé determinati suoni che li spingono a ballare in cadenza”. “Genuit hic natura arachenum animal nocentissimum…” " La natura ha generato (nel Salento) un animale dannosissimo, un ragno, il cui veleno viene espulso al suono di flauti e tamburi”; così scrive nel 1513 il medico umanista Antonio De Ferrariis in una sua epistola.

Scientificamente parlando, il veleno scaturito dal morso di questo ragno, entrato in circolazione, provoca stati di forte agitazione psico-motoria seguiti da violente emicranie e rigidità muscolare che dà vita ad attacchi epilettici.

Questo rito è stato molto studiato; il migliore e più dettagliato studio rimane quello compiuto da E. De Martino nel 1959. Con uno psicologo, un etnomusicologo, uno psichiatra ed un sociologo, egli analizzò il fenomeno del tarantismo da un punto di vista storico, culturale e religioso. In quest’opera (una lettura che vi consiglio vivamente) De Martino definì il tarantismo un “male culturale”, cogliendo nei momenti della terapia il ricorso ad uno schema tramandato nelle comunità, escludendo reali fenomeni di aracnidismo, peraltro rarissimi. Secondo lo studioso, il tarantismo è (forse) una specie di isteria, un “male sociale”, legata alle precarie condizioni socio – economiche di vita dei contadini del passato; il morso del ragno altro non è se non il simbolo di tutto ciò che costituisce trauma o frustrazione psichica, economica, sociale o sessuale. Non a caso ad essere "pizzicate" erano per lo più le donne, emarginate tra gli emarginati, che durante l'estasi o il tormento del veleno, si potevano permettere di tutto, anche di mimare amplessi in pubblico. Per una donna, la taranta era spesso l’unica via d’uscita da uno stato nevrotico e sociale o da forme di depressione individuale e l’unico modo per essere integrate nella comunità. Secondo De Martino, quindi, la "tarantata" non è stata morsa da nessun animale.

Ma in realtà, né la scienza né studi di questo tipo hanno mai saputo fornire una risposta concreta al problema, non riuscendo a spiegare né le cause né le origini del Trantismo; ed inoltre esistono tantissime testimonianze delle "tarantate" che lasciano letteralmente senza parole chi le ascolta. Ci sono poi degli altri aspetti da considerare: pur riconoscendo una certa validità nell’ipotesi formulata da De Martino, bisogna ricordare che essa non prende più di tanto in esame alcuni incredibili comportamenti delle tarantate. Come facevano a passare tra i pioli delle scale, sotto le sedie, arrampicarsi sui muri, se il loro era solo un male mentale? Tutt’altro, le tarantate presentavano alcuni dei sintomi che presentano quelli che vengono detti comunemente “indemoniati” o “posseduti”. Possibile che questa ed una serie di altre cose possano essere spiegate come conseguenze di una malattia mentale? Non credo proprio…ma purtroppo, il fenomeno non esiste più al giorno d’oggi, perciò la spiegazione "scientifica" è quella universalmente accettata, anche se molti salentini (me compreso) credono che il tarantismo sia un male che andava ben oltre le cause naturali. Per chi non è nato quaggiù da noi, è difficile sentire e capire questo mistero, perché ogni salentino già dalla nascita sente dentro di sé una serie di cose, sente di appartenere alla sua terra con tutto il mistero e il mito che la circonda. Pensate che se si prova a suonare il tamburello vicino ad un bambino di pochi mesi, lo si vede muovere le mani e i piedi al ritmo delle percussioni!

Questo culto del tarantismo, era legato all'icona del ragno poiché esso è il simbolo della Madre Terra che riaffiora con i suoi istinti primordiali implacabili, con la forza di riti pagani antichissimi che il Cristianesimo ha cercato di mitigare riportandoli alla ragione, nel grembo di Santa Madre Chiesa (da qui la connessione con San Paolo). All'origine ci sono quindi la terra e la taranta, il tamburello e la sua musica primordiale e un repertorio di ricordi ancestrali che ognuno di noi si porta dentro e che riaffiorano periodicamente.

È un argomento piuttosto vasto e complicato che, per una adeguata trattazione, richiede competenze musicali, etnografiche e mediche che vanno ben oltre le mie competenze. Tuttavia, anche se probabilmente non si potrà mai fare luce su questo mistero, è utile studiarlo e approfondirlo per quanto possibile; perché fa parte della cultura in quanto tradizione. Dal punto di vista puramente storico – cronologico, il tarantismo pugliese nacque nel medioevo e si mantenne con intensità di partecipazione popolare e varietà di forme mitico rituali sino alla fine del '700 iniziando la sua decadenza nel secolo successivo. Oggi è un fenomeno che è scomparso del tutto (per fortuna vivo nei nostri più reconditi ricordi), gli ultimi casi certi risalgono attorno alla fine degli anni '50 del XX secolo.

Probabilmente sarà difficile scrivere un giorno la parola fine su questo mistero, ma la sfida è aperta.

giovedì 18 dicembre 2008

Alchimia tra mito e realtà: Nicolas Flamel

Nicolas Flamel nacque nel 1330,forse a Pontigny,da una modesta e dignitosa famiglia che lo fece studiare. Divenne copista e in seguito giurista. In quel tempo era un'attività redditizia e di notevole importanza,poichè dava la possibilità di insegnare a leggere e a scrivere anche a coloro che erano agiati e nobili,ma non lo sapevano fare.
Dotato di notevole spirito di iniziativa,di curiosità,ed evidentemente di fiuto negli affari,riuscì ad aprire un banco di vendita sul retro delle colonne della chiesa di Saint-Jacques la Boucherie a Parigi. Prese alloggio in una casa,detta "All'insegna del giglio", luogo di 'ritrovo' di scrivani,apprendisti scrivani,amanuensi,copisti,in cui circolavano manoscritti e codici miniati di vario tipo. Facendosi largo nell'ambiente,passò da scrivano a maestro di lettere e anche editore.La Via S. Jacques -la-Boucherie divenne Rue des Ecrivains cioè Via degli Scrivani,quando la Corporazione omonima(cui Flamel apparteneva) vi trasferì la sede..
In questo contesto conobbe colei che diventerà la sua inseparabile compagna e musa ispiratrice,Pernelle,che era rimasta vedova due volte e poteva contare su un patrimonio notevole.Più grande di qualche anno di Nicolas,lui l'aiutò in alcune questioni legali(era anche un giurista e insegnava all'Università)e si sposarono nel 1357,un anno importantissimo per Flamel.
Documentazioni,certificati di matrimonio,atti notarili esistono: storicamente si hanno fonti concrete del personaggio e della sua vita,dunque. Vita che si ammanta di una straordinaria serie di eventi 'fortuiti' che la faranno entrare per sempre nella leggenda.Dicono che trovò la Pietra Filosofale e,con essa,il segreto dell'Eterna Giovinezza.Un uomo che riuscì a darsi al prossimo,elargendo i propri beni a piene mani, costruendo oltre una decina tra ospedali e case di cura,a dare ricovero ai derelitti,a restaurare chiese e monumenti. Se si sanno tutte queste cose, cosa c'è di ancora poco noto in questo personaggio?
Proverò a rispondermi con un'altra domanda: come mai esercita tanto fascino dopo sei secoli dalla sua scomparsa? Come mai tanti uomini dalla mente illuminata hanno cercato,nelle varie epoche,di studiare sui suoi testi e decifrarli? Tra le varie teorie,c'è anche chi lo annovera tra i Gran Maestri del Priorato di Sion e gli attribuisce i natali nella località di Gisors, niente meno(oltre che rimarcare come la scoperta della Pietra sia avvenuta il 17 gennaio,una data assai 'emblematica', per taluni). Non va dimenticato che un gran numero di persone non conosce Flamel,e il suo nome non è riportato su testi enciclopedici di uso comune.Rappresenta una 'pietra miliare' per chi si interessa di studi ermetici,ma non per gli altri.
Flamel è uno di quei personaggi che,una volta incontrati, diventa familiare. La sua immagine di anziano barbuto,dagli occhi vivi e dall'espressione bonaria ed enigmatica,potrebbe appartenere ad un nostro antenato,al nonno di ciascuno di noi. In qualche maniera egli ha trovato il modo di annullare il tempo e lo spazio, partecipando al presente nonostante appartenga ufficialmente al passato. E'come se l'anima di Flamel sia sempre in cerca di qualcuno a cui trasferire le sue Conoscenze,proprio come accadde a lui stesso,venendo investito di un 'compito' che lo ha realmente assegnato all'eternità.
Raccontare la sua storia,è un po' come percorrere una storia che forse molti di noi vorrebbero avere,anzi che sicuramente vorremmo avere!Una storia semplice,di un uomo semplice che non pare si interessasse di alchimia,inizialmente. Certamente egli aveva avuto modo di venire a contatto con moltissimi testi,anche di matrice alchemica ma non avevano catturato la sua attenzione se non come materiale 'di lavoro',da ricopiare, come tanti altri.Ma una notte accadde qualcosa. Tradizione vuole che Nicolas fece un sogno profetico. Gli apparve infatti un angelo, il quale, mostrandogli uno splendido volume antico, gli mormorò: "Guarda bene questo libro, Nicholas. All’inizio non comprenderai niente di esso, né tu né altri uomini. Ma un giorno vedrai in esso quello che nessun altro uomo sarà capace di vedere." La cosa incredibile era che Nicola non lo aveva mai visto dal vivo,quel libro, e non lo vide fino ad un giorno del 1357, quando lo riconobbe, in mano ad un venditore che non conosceva e che stava per mandare via.Quando notò il libro che teneva in mano,il cuore gli fece un balzo in petto e si affrettò a comprarlo.
Racconta Flamel:“La legatura in solido ottone, dentro vi erano figure e caratteri che non erano latini e neanche francesi… era stato scritto con una matita di piombo, su fogli di corteccia ed era stranamente colorato. Sulla prima pagina, in lettere d’oro, appariva questa dicitura… Abramo l’Ebreo, Prete, Principe, Levita, Astrologo e Filosofo alla nazione degli ebrei dispersa in Francia (o fra i galli) dall’ira di Dio, augura Salute”.Quindi seguivano grandi maledizioni e minacce contro chiunque avesse posto i suoi occhi su esso senza essere un sacerdote o uno scrivano. La parola misteriosa maranatha, ripetuta parecchie volte su ogni pagina, accresceva il senso di paura che incuteva il testo".
Nicolas era uno scrivano! Perchè non aprire dunque quel libro?
Lo fece.
Il testo si rivelò di assai ardua comprensione,con iconografie che non poteva interpretare, tuttavia Flamel intuì che c'era un messaggio sotteso in esse,una metafora che ormai doveva cogliere. Anzi,comprese che era il percorso da seguire per giungere alla trasformazione del piombo in oro,della materia in spirito. Non fu avida volontà di raggiungere ricchezza e potere,quella di Flamel, ma la perseveranza di lavorare su se stesso,di sentirsi investito di una missione divina,e Dio sarà sempre la Grande Luce,il Fuoco per lui. Senza l'aiuto divino,egli era conscio che non sarebbe mai arrivato a comprendere il 'grande segreto della Natura', dunque iniziò a lavorare dentro di sè,con l'aiuto di Pernelle -animicamente a lui affine- e contemporaneamente intuendo che necessitava di ulteriore conoscenza,che non possedeva.Sempre Dio avrebbe guidato i suoi passi.Era conscio che doveva fortificarsi per sopportare la tempesta di luce che l’avrebbe scosso nel momento in cui la verità avesse preso il suo cuore. Solo allora riuscì a realizzare il suo desiderio. Perchè qualsiasi cosa di buono e di grande possa accadere ad un uomo,esso non è che il risultato della coordinazione dei suoi sforzi volontari e del malleabile destino.Purtroppo dovette 'fermarsi' ben vent'anni,a quanto si dice, perchè sviato nelle operazioni alchemiche dai falsi insegnamenti di un tale Anselmo,un medico che si professava in grado di svelargli i segreti contenuti nel mirabile libro. Sfibrato,decise di aver bisogno del supporto di un esperto in Cabbala ebraica,dal momento che il libro era scritto in ebraico antico;gli Ebrei erano stati mandati via dalla Francia,perchè perseguitati e molti si erano stabiliti in Spagna,sotto i più illuminati domini arabi. Nelle sinagoghe,centri di Cultura preminenti,si studiavano e traducevano manoscritti antichissimi. Partì quindi per la volta della Galizia,come pellegrino,per San Giacomo di Compostella.dove andò subito a fare voto. Cercò per anni qualcuno che potesse aiutarlo, ma trovò diffidenza in quanto era europeo e soprattutto francese (di una nazione da cui gli Ebrei erano stati da poco espulsi) fino a che -quasi sulla via del ritorno- a Lèon, venne messo in contatto con Maestro Chances, che finalmente si dimostrò in grado di dargli l'aiuto di cui era alla ricerca.Il libro di Abramo, gli disse, era un manoscritto che si credeva ormai perduto e Chances si irradiò di luce quando lo vide tra le mani di Flamel.Nicolas aveva all'incirca 50 anni, Pernelle lo attendeva a casa e mandava avanti gli affari di famiglia. Nicolas non vedeva l'ora di tornare a riabbracciarla.Propose a Chances di ritornare insieme a Parigi,dove avrebbero potuto fare le loro Ricerche di alchimia.
Tra il Maestro e Nicolas si stabilì un legame di fratellanza;Chances non conosceva,con tutta probabilità, integralmente il segreto contenuto nel libro ma decise di seguire Flamel a Parigi,dove avrebbero potuto studiarlo a fondo.Era ebreo,però,e non avrebbe potuto entrare in città. Arrivò perfino a convertirsi pur di raggiungere lo scopo prefisso, ma in pochi giorni morì a causa di una malattia e Flamel lo seppellì nella chiesa di S.Croce.Prima di morire, Canches rivelò a Flamel il significato della formula misteriosa sulla quale avrebbe dovuto concentrarsi e continuare a lavorare.
Ora doveva proseguire da solo. Quel po' che aveva appreso da Maestro Chances doveva bastargli.Trascorse più di tre anni a completare la sua conoscenza, ma alla fine di questo periodo, la trasmutazione fu compiuta. Avendo imparato quali materiali fosse necessario mettere insieme, seguì strettamente il metodo di Abramo e il 17 gennaio 1382 cambiò una libbra di piombo in argento, e il 25 aprile fece lo stesso per ottenere oro puro. E simultaneamente, compì la stessa trasmutazione nella sua anima. Dalla sua passione, mischiata in un invisibile crogiolo, riuscì ad emergere la sostanza dello spirito eterno.Ma non usò mai le sue ricchezze per accrescere il suo benessere personale, o per soddisfare le sue vanità. Non cambiò niente della sua vita modesta. Continuò a mantenere la sua attività di libraio,con l' umiltà della sua Saggezza. Pare che ricevette l'ammirazione e la protezione di una dama di corte, Bianca Navarra, figlia del re di Navarra e poi moglie di Filippo VI di Francia che divenne 'esperta in scienze chimiche' , ma cosa si intenda con questo è difficile da dire. Flamel non era uno sprovveduto e aveva ben compreso che la rivelazione del segreto ad un'anima impreparata poteva solo accrescere lo stato di imperfezione della stessa.
Diventò ricchissimo. Ma non per sè. Era proprietario di una trentina di case,quando morì, che voleva destinare ad ospizi. Come si era procurato tanta disponibilità economica,da suscitare anche parecchie invidie e gelosie?
Le ipotesi,come al solito,quando si tratta di 'trovare' soluzioni alle questioni che non si possono comprendere, sono svariate: -dal suo lavoro ufficiale di scrivano e giurista all'università di Parigi; - dalla gestione 'sottobanco' dei beni degli ebrei espulsi dal regno; - dalla sistemazione di questioni legali relative alla fortuna personale di sua moglie; - dall'usura;-da speculazione immobiliare sotto copertura di pie fondazioni, poiché la lottizzazione di immobili era particolarmente proficua in periodo di crescita urbana.Le ipotesi peggiori si devono probabilmente ai suoi detrattori poichè, come è risaputo, egli viene ricordato per la sua magnanimità e grande umanità verso il prossimo(istituì molti ospedali,restaurò case di cura e chiese).
Dicono che andasse spesso a passeggiare nel cimitero degli Innocenti,vicino alla sua casa,pensando che ad essi 'facesse piacere'. Sapeva che i morti che vi riposavano sarebbero tornati, quando la loro ora fosse giunta, in forme differenti per perfezionare se stessi e morire ancora. Fece realizzare un bassorilievo da collocarvi; era sempre stato attratto da quel luogo.Secondo molti, nei suoi simboli vi era il segreto della Pietra Filosofale.Per questo,dopo la sua morte,parecchi approfittatori cercarono con false identità di penetrare nella sua casa, asportarono suppellettili,bassorilievi, sondando da cima a fondo i luoghi dove aveva soggiornato.Perfino il cimitero!
Pernelle morì nel 1397, lasciandolo solo e sconsolato. Flamel si trasferì allora nella casa di Rue de Montmorency
Secondo alcuni, Flamel morì nel 1419,ad 89 anni di età;qualcun altro si spinge a 106 anni.Altri ancora,sulla scia della leggenda, affermano che non è mai morto,acquisendo il rango di Adepto Immortale.Nel corso dei secoli,lui e la moglie furono visti diverse volte! C'è anche chi sostiene che egli non sia altri che Fulcanelli. Il fatto che nelle loro tombe,come si racconta, non siano stati ritrovati i corpi, ha fatto aumentare la suggestione.
La morte di Flamel e la sua tomba
Esso era inizialmente scritto in un codice crittografico formato di 96 lettere,decifrato nel 1758.Contiene indicazioni ermetiche per gli iniziati alla Scienza di Hermes.
Flamel trascorse gli ultimi giorni della sua vita scrivendo libri di alchimia,interessandosi non di meno ai suoi affari e predisponendo la sua inumazione,che doveva avvenire in fondo alla navata di Saint Jacques la Boucherie,come infatti fu La chiesa venne in seguito abbattuta,durante la Rivuoluzione,restando solamente un recinto e fu usata come deposito di munizioni ; tutte le opere d'arte scomparvero,così la tomba di Flamel non fu salvata(era stata già depredata a suo tempo dai soliti avventori, credendo vi fossero contenuti mirabili segreti o tesori). Resta però la lapide (coperchio del sarcofago),trovata più tardi da un antiquario:veniva usata come tavola di taglio per un rappresentante di verdura! Pare sia'conservata al Museo de Cluny di Parigi.


La scritta dice:"Feu Nicolas Flamel jadis écrivain a laissé à œuvre de cette église certaines rentes et maisons dont il avait fait acquisition et achetées à son vivant pour faire certains service divin et distributions d'argent chacun an par aumônes touchant les Quinze Vingt, l'Hôtel Dieu et autres églises et hospitaux de Paris. Soient priés ici les trépassés.
"Fuoco(luminoso) Nicolas Flamel precedentemente scrivano ha lasciato ad opera di questa chiesa alcune entrate e case di cui aveva fatto acquisizione e comperate al suo diletto per fare certo servizio divino e distribuzioni di denaro ciascun anno per elemosine che toccano i quindici venti(?), l'hotel Dieu ed altre chiese ed ospedali di Parigi." Siano pregati qui i defunti".
Poi vi sono due righe sotto l'uomo disteso(che ha un cartiglio uscente dalla bocca) che dicono a grandi linee che terra siamo e in essa ritorniamo. Queste parole fanno capire come Flamel non avesse intenzione di eludere la morte,considerata come transizione naturale. Flamel -entrato nel mito- fu 'visto' varie volte durante le epoche.Un fatto quantomeno 'inspiegabile' è che nel XVII secolo un archeologo(Paul Lucas) mandato dal re Luigi quattordicesimo in Oriente per effettuare delle ricerche per conto della Francia,testimoniò in un libro, Voyage dans la Turquie, pubblicato nel 1719,di aver avuto notizie di Flamel da un filosofo, appartenente ad un gruppo di Sette Saggi, che periodicamente,ogni 20 anni, si trovavano in un luogo del mondo.In quell'anno si riunivano nella località di Broussa, dove si trovava l'archeologo in missione. Il saggio gli raccontò che loro possedevano la Pietra Filosofale e di conseguenza l'Elisir di Lunga Vita, e che anche Flamel ,in Occidente,la possedeva ed era uno dei Saggi. Paul Lucas restò di sasso,apprendendo come quell'uomo potesse conoscere non solo Flamel ma la maniera in cui avesse ricevuto il Libro di Abramo, prima di allora ignorata.Il saggio rivelò che Flamel e Perenelle erano vivi e si trovavano in India.
Il Libro di Abramo
Chi era Abramo,il protagonista del libro che aprì le porte a Flamel del Grande Segreto della Natura? Forse un personaggio realmente esistito, Abramo l'ebreo (1362-1460).Ma se assecondiamo questa ipotesi,i 'conti'non tornano: come può essere finito nelle mani di Flamel (nel 1357) prima che questo Abramo nascesse?
La biblioteca di Flamel e i suoi incartamenti preziosi passarono al nipote Perrier,a cui era affezionato e che era interessato agli studi alchemici. Di lui però non si seppe più nulla anche se si può ipotizzare che l'eredità spirituale e il Sapere siano passati di generazione in generazione,sotto un proverbiale silenzio ermetico fino a che un discendente di Flamel, di nome Dubois, volle infrangere le 'regole'e si presentò dinanzi al re Luigi XIII mostrando la propria abilità nel trasformare delle palle di piombo in oro.Il Cardinale Richelieu,come un'aquila assetata,sperò di potergli cavare il segreto ma Dubois non lo conosceva,essendo incapace di decifrare il famoso libro di Abramo. Per cui Richelieu -vedendo che da lui non si poteva ricavare niente-lo fece anche imprigionare a Vincennes e,muovendo accuse forse fasulle o pretestuose,lo fece giustiziare,confiscando in tal modo i suoi beni.Anche la casa di Flamel venne confiscata e la soldataglia mandata da Richelieu la esplorò da cima a fondo.Non venne risparmiata nemmeno la tomba dell'alchimista,che durante una notte venne aperta e il sarcofago rotto. Fu a seguito di quest’incidente che si diffuse la voce che il sarcofago era stato trovato vuoto e che non aveva mai contenuto il corpo di Flamel.Si ipotizza che Richelieu abbia trovato il manoscritto,che si fosse fatto costruire un laboratorio alla Chateau di Rueil, e che vi andasse per studiarlo,ma senza risultati,perchè la Sacra Scienza non si svela agli avidi o a chi la affronta senza scrupolo.Morto Richelieu, nuovamente il libro 'scomparve'. Comunque esso era stato già riprodotto in varie parti. Infatti il libro deve essere stato copiato, perché l’autore del Trésor des Recherches et Antiquités, Gauloises fece un viaggio a Milano, per vederne la copia, che apparteneva al Signore di Cabrieres. In ogni caso, oggi di esso non si ha la copia 'originale', in attesa di finire nelle mani di qualche altro 'Flamel'! Il Testo che più potrebbe avvicinarsi ad esso è il manoscritto Figures Hieroglyphiques d’Abrahm Juif, conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi il quale, pur discostandosi dalla descrizione dell’originale fatta da Flamel, contiene molte immagini indecifrabili.

Ulteriori fonti: http://www.duepassinelmistero.com/Nicolas%20Flamel.htm

mercoledì 17 dicembre 2008

Chupacabra Mito o Realtà?

Il primo avvistamento del mitico Chupacabra conosciuto anche come EBA (entità biologica anomala) risale al 1975 a Puerto Rico.Sono stati segnalati avvistamenti e aggressioni in Messico, Guatemala, Ecuador, Costa Rica e coste della Florida. Il nome CHUPACABRA tradotto letteralmente significa "succhia capre"e ha attirato l'attenzione di ufologi, biologi e criptozoologi .Questo essere sembrerebbe dotato di un'appendice in grado di penetrare nei tessuti e nelle ossa delle vittime iniettando una sostanza che impedisce il rigor mortis(rigidità cadaverica)nelle vittime.Praticando tre fori triangolari all'altezza della giugulare e servendosi di quest'ipotetica appendice il chupacabra dissangua la vittima cauterizzando la ferita all'istante, asportando anche organi interni e parti di materiale biologico, il sangue delle vittime stranamente non coagula.
Spesso la figura del chupacabras è associata alle mutilazioni animali, molto frequenti in Messico e agli animali trovati morti in circostanze misteriose oppure mutilati.
LA DESCRIZIONE
La piu' frequente descrizione e' quella di un essere che si muove con postura eretta ma leggermente curvo, che procede a balzi lasciando impronte a tre polpastrelli,(sulle impronte reali del chupacabra grava una grande incognita, spesso sono ritrovate sui luoghi degli ipotetici attacchi impronte non attribuibili a nessun animale conosciuto fino ad ora), con arti allungati terminanti in tre dita artigliate, viso appuntito e lungo con occhi rossi e allungati, due fori al posto delle narici, piccole orecchie appuntite e presenza di squame anch'esse appuntite come quelle dei coccodrilli sul dorso e sul capo oppure c'e'chi dice sia invece ricoperto di peli ispidi e lunghi sul corpo.Queste "squame" sarebbero fatte vibrare dall'essere e produrrebbero un suono particolare, ascoltato dai testimoni in concomitanza con l'emissione di un odore sgradevole.Una caratteristica del chupacabras è il suo "camminare" sui tetti delle abitazioni provocando forte rumore sulle case con tetti in lamiera tipiche dei paesi di alcune zone cilene e messicane e di altri parti del mondo in cui si hanno testimonianze riguardo al chupacabras.Il "verso" del chupacabras è descritto dai testimoni come un urlo disumano, acuto.
L'essere si presuma abbia un'altezza compresa tra i 60 e i 180 cm.Alcuni testimoni affermano che questa creatura possegga poteri paranormali.La capacità di leggere nel pensiero e' stata piu' volte testimoniata come anche la capacità di comunicare con gli esseri umani telepaticamente.Testimoni riferiscono di aver subito anche l'ipnosi, altri affermano che il Chupacabra sia in grado di cambiare colore e quindi di mimetizzarsi come i camaleonti, ci sono persone convinte della sua presenza tra noi esseri umani nella nostra quotidianità, nelle piazze nelle case affermando che noi siamo incapaci di vederlo.Testimoni affermano che esso sia in grado di praticare la lievitazione e di volare sfruttando le correnti d'aria e che possa raggiungere velocità fino ai 250 km orari in corsa.
Testimoni, affermano che il chupacabras sia dotato di forza sovrumana e sia in grado di penetrare all'interno di recinti o gabbie effettuando tagli con estrema precisione oppure nel modo opposto divelgendo le recinzioni e le gabbie, ma esso potrebbe essere in grado di penetrare nei recinti senza recare alcun danno,come se vi passasse attraverso opuure come se si materializzasse all'interno dei recinti
D'altro canto talvolta questa creatura è descritta come un animale simile ad un canide o ad un marsupiale, con la presenza d'ali sul dorso (definito anche cane alato), privo di peli con denti sporgenti e appuntiti e artigli.
ulteriori informazioni dalla fonte http://www.chupacabramania.com/

lunedì 17 novembre 2008

-Il Vicolo-

Ti svegli la mattina nel tuo letto,un posto sacro,inviolabile...guardi l'orologio e scopri di essere in ritardo,e che il turno di notte è già iniziato da un quarto d'ora,ti alzi,fai una doccia,ti vesti e preghi che il primario non ti licenzi,prendi la borsa e il cappotto e sei fuori,chiudi la porta a chive ed esci in strada...per arrivare risparmiando un pò di tempo bisognerebbe attraversare un vicolo,è notte e il lampione è rotto,il tragitto è totalmente immerso nell'oscurità più profonda;cammini in mezzo alla strada per non andare a sbattere bidoni dell'immondizia e schifezze varie;facendo silenzio riesci a sentire squittii di topi o il barbone che si stà rigirando nel suo scatolone...continui,poi hai la sensazione di sentire dei passi...gli altri rumori si fermano,ora ci sono solo dei passi e il battere del tuo cuore che stà accelerando...i passi aumentano di velocità e rumore,è vicino...sempre più vicino...la fine del vicolo è ormai prossima...allunghi il passo,un odore di carne marcia arriva al tuo naso da dietro di te,ma non ti puoi voltare,non vuoi voltarti...torni alla luce e ti giri...niente...solo buio...ridi e ti dai dello stupido per esserti fatto prendere dall'immaginazione...poi un respiro affannatto ti fa tacere e ti costringe ad allontanarti...arrivi alla fermata dell'autobus,un ragazzo è seduto sulla panchina,con il cappuccio della tuta tirato sulla testa e le mani che affondano nelle tasche...gira lentamente la testa verso di te e comincia a fissarti,e tu vedi soltanto una macchia nera al posto della faccia,non intravedi il suo viso a causa del cappuccio...arriva il pullman e ti sali,il solito posto è libero...non che girasse molta gente a quell'ora...lo sconosciuto ti segue e si siede a una decina di posti da te,mettendosi in un posto non ben illuminato dalla luce sul soffitto del pullman...si siede e gira la testa verso di te,rimane immobile...credi che stia dormendo,vuoi credere che stia dormendo...non lo guardi direttamente perchè hai paura...sì,ti fa paura...due fermate dopo scende,e una frenata improvvisa del pullman lo obbliga ad aggrapparsi per non cadere...una mano bianca,magra...sei un medico,la guardi quella mano,solo certe volte hai visto un pallore del genere...spesso sui cadaveri che si usavano per le esercitazioni all'università...il tale scende e si immerge nel vicolo...tu guradi dal finestrino,ma hai la sensazione che ti stia ancora fissando,là nascosto del buio...arrivi all'ospedale e ti occupi dei pazienti...ridi con i colleghi,prescrivi un farmaco un'anziana signora e ti occupi delle ferite da morso riportate d aun ragazzo mentre commetteva atti di vandalismo nel cimitero...pensi che forse dovresti andare a trovare i tuoi genitori al cimitero,è così tanto che non ci vai...intanto un ragazzone entra nel ufficio di colpo...tu e i tuoi colleghi vi voltate colti alla sprovista...il ragazzo va verso uno di loro e lo abbraccia fraternamente...il tuo collega si riprende dalla sorpresa e lo saluta,cominciano a parlare,e il nuovo venuto gli chiede i casi di cui si è occupato...sembra rabbuiarsi un attimo venuto a sapere del cimitero,chiede l'indirizzo e il medico,facendo una smorfia infastidita e guardandosi intorno glielo dice...l'intruso lo ringrazia e lo saluta...il ragazzo esce e cerca il telefonino nella tasca,nel muovere la veste un barlugginio metallico proveniente da una pistola ti scuote,stai per fare notare la cosa ma in fondo poteva essere un polizziotto in borghese oppure è stato uno scherzo della tua mente...però non sai spiegarti perchè al telefono abbia comunicato l'indirizzo del cimitero e abbia detto che ci sarebbe stato del lavoro da fare quella notte....finisce il turno e torni a casa...niente di strano...ma sul pullman ti addormenti e ti svegli non appena la porta si riapre...esci di fretta e rimani sorpreso dal luogo in cui ti trovi...davanti a te l'imboccatura di un vicolo di un buio così profondo da sembrare trascinarti dentro...da questo esce un barbone...appena gli chiedi dove si trovino lui sbraita di andartene,di fuggire,cose che non sei destinato a vedere si annidano in quel luogo,sappa scappa ti ho detto!!...prendi un bus che miracolosamente passa mentre vedi che il barbone garda terrorizzato il vicolo dal quale è uscito e vi ritorna dentro...arrivi a casa e la porta è aperta...ti sarai dimenticato di chiuderla....non ci pensi sei stanco e hai bisogno di dormire...ti spogli vai a letto con gli occhi chiusi...spegni tutto e ti corichi...ma non è un resiro quello che senti provenire da un angolo della stnaza?ti metti a sedere e nell'angolo sospetto vedi un ombra ferma immobile che ti fissa,ti scruta...urli chiedendo chi sia...nessuna risposta...una risata...forse è questa l'ultima cosa che hai sentito...dopo...buio.

Non siamo soli,ciò che scorgiamo nelle ombra più scure,potrebbe non avere una spiegazione razionale...un ringhio nella notte non potrebbe essere prodotto da un cane...e un aggressore potrebbe non volere i tuoi soldi...bisogna guardarsi le spalle oppure sperare di non incappare mai nel Buio..o forse è tutto deciso,forse c'è qualcosa che non percepiamo,forse non esiste niente,forse siamo pazzi...

Ma una cosa è certa...



Non siamo soli.

-Il Consulto-

"Mi parli di questa storia. Io sono venuta qui per curiosità ..." disse la donna prendendo carta e penna.

L'uomo sospirò, si guardò intorno, poi prese la parola: "Sin dalla notte dei tempi il genere umano è sopravvissuto grazie al suo forte istinto di sopravvivenza. Talvolta mi chiedo come siamo riusciti ad arrivare sino ai giorni d'oggi senza essere schiavi di quello che ci circonda. Ma una cosa alla volta. Tempo fa, anzi secoli fa, durante i cosiddetti disordini religiosi, qualcuno si accorse che c'era qualcosa che non andava..."

la donna lo guardava interessata "prosegua per favore" disse vedendo che l'uomo stava prendendo fiato e riordinando le idee.

"Si, dicevo che le cosidette leggende avevano preso un corpo. Il Problema è che, come in ogni storia, non c'è solo il personaggio buono, ma spesso, troppo spesso, tanti personaggi cattivi e mostruosi. Ecco io combatto quelli. Si proprio tutte quelle leggende che si trovano in un qualsiasi libro di folklore: Vampiri, Fate, Licantropi, Demoni e quanto altro di non umano giri su questa terra. Agli albori si usava molto più l'istinto. Oggi la tecnologia ci dà una mano, e nemmeno tanto piccola. Così la caccia a questi esseri da primitiva e istintiva è divenuta una azione scientifica e metodica..."

la donna prese nuovamente la parola mentre scriveva appunti rapidamente sul taccuino, "Quindi sta dicendo che lì fuori, fin dalla notte dei tempi circolano esseri sovrannaturali? Immagino che siano tanto stupidi da non poter usare telefoni o cose del genere..." facendo per smorzare un pò l'enfasi dell'uomo.

l'uomo sorrise forzatamente e continuò "Non proprio. Posso dire che anche questi esseri, con l'evolversi del tempo e della società , sono riusciti a confondersi perfettamente rendendo il mio lavoro e quello di altri come me praticamente impossibile. Il Progresso ha, come un enorme treno, investito in pieno una lotta antica come il mondo. Quindi se prima molti di noi sopravvivevano grazie alle innovazioni, ora possono cadere addirittura preda di mostri che sfruttino la tecnologia a loro vantaggio..."

la donna scriveva con rapidità , incuriosita dalla voce e dalla storia dell'uomo che sembrava vera, l'uomo era veramente convinto di quello che stava dicendo. "E' una storia incredibile, quasi da non credere. Vorrei chiedere, la gente cosa pensa di voi e della vostra missione?" cercando di animare la conversazione.

"Beh, l'idea di fondo che si ha di un cacciatore è quella del sociopatico con tendenze schizzoidi. Non è così. Non chiedete mai a un Cacciatore perchè cerca una preda. La risposta che vi darà sarà sempre una ferita aperta nella sua anima. Io stesso ho iniziato a causa di un lutto importante. Talvolta molti, semplicemente, si ritrovano dentro una storia più grande di loro, un piccolo ingranaggio di un enorme meccanismo, il quale si muove e fa muovere tutti a loro volta"

la donna era veramente incuriosita "ma mi dica, cosa provate quando cacciate queste creature?"

l'uomo la guardò "I sentimenti che si provano durante la caccia sono i più disparati: Odio, Rabbia, Adrenalina che ti scorre nel corpo, alcuni addirittura un perverso piacere. In tutti però c'è una cosa che li accomuna: la consapevolezza che non siamo soli, che c'è qualcosa oltre a noi, qualcosa di infido e malvagio"

"Molto interessante, veramente molto interessante. Se posso, come combattete queste creature?"

L'uomo si guardò intorno, sorrise "Personalmente usando qualsiasi mezzo. Ciò non ci rende molto diversi da loro. Loro ci uccidono per sopravvivere, noi uccidiamo loro per sopravvivere. Insomma è la classica legge della natura. Vince il più forte. Fortunatamente fino ad oggi sono stato io il più forte..."

La donna sorrise, "mi piacerebbe saggiare le vostre capacità , vedervi all'opera..."

Non terminò la frase che ella si ritrovava già una pistola puntata alla testa. "Come dicevo, fin'ora il più forte sono stato io..." fece premendo il grilletto dell'arma. Il sangue imbrattò il tavolo e parte del muro. L'uomo osservò il corpo, prese da una tasca interna un paletto ed infilzò il cuore dell'essere che ancora si muoveva.

"Sono sempre stato io il più forte..." concluse mentre trascinava la donna su per le scale...

-NEL BUIO-

-Le luci a intermittenza dell’autostrada passano su di me, probabilmente presto non andrò più in moto, non ho più un lavoro, non ho più soldi per mettere benzina ma non è stato sempre così….
Ero uno come tutti gli altri:
Ancora 10 minuti, buon giorno, 1° caffè, le posso far vedere questa lampada a led in offerta, pranzo, 2° caffè, sono tornato, esco, buona notte.
Ogni giorno fino a quel giorno.
Ecco stò mettendo le ultime 20 euro di carburante dovrei poter arrivare fino a finire la notte, non voglio rimanere a secco nel Buio.
Ero un morto che non sapeva di essere morto e avrei preferito rimanere tale….
Ho una gran confusione in testa.
Sarà meglio cominciare dal principio…:
Una sera di qualche mese fa al ritorno da un uscita dopo aver riaccompagnato la mia ragazza a casa forai una gomma. Dopo appena pochi attimi qualcuno si fermò affianco a me con la sua auto.
Mi disse se serviva una mano ed io risposi di no, insomma immaginatevi la situazione: freddo, sonno, gomma a terra… credo di essere stato un po’ "brusco". A quel punto tutto diventa confuso. Solo calci e pugni pesanti come massi… e una Voce nella testa “GUARDA” .
Non so cosa vidi ma so solo che quel tipo mi appariva diverso, putrefatto… Persi i sensi
Mi risvegliai in ospedale qualcuno aveva sentito le urla e aveva chiamato la polizia.
E qui il ricordo si fa nitido: dolore.
Il dolore anziché rendermi incosciente mi aveva completamente riscosso e questa non fu la cosa peggiore. Ricordo ogni frammento dei dialoghi dei medici ed infermieri mentre mi portavano in sala operatoria. Parlavano del più e del meno e si rivolgevano a me commentando in modo irrispettoso la mia attuale condizione, “ma come si permettono” fu questo che pensai. Feci per rispondere ma mi accorsi di non riuscirci. Solo quando cominciarono a tagliare mi resi conto di cosa stava succedendo… per qualche strana ragione i medici erano convinti che io fossi sedato ma in realtà potevo sentire tutto quello che dicevano o che mi facevano, sentivo il bisturi che tagliava la mia carne e l'ago che la ricuciva, volevo gridare loro di smettere ma non ci riuscivo, e nel frattempo parlavano delle loro vite squallide o del cacio o di quell'infrermiera con cui avevano fatto sesso proprio la sera prima. In seguito venni a sapere che questo effetto si chiama anestesia cosciente… non lo consiglio a nessuno.
Durante l’operazione mi resi conto di una cosa; fra una fitta di dolore e l’altra sentivo una presenza estranea nella stanza qualcuno in quella stanza non era come appariva, era una senzazione di tepore eppure mi agghiacciava ancor più del freddo dell'acciao sotto il mio corpo inerte.
Dopo questo evento nulla fu più come prima.
Ora alcune delle persone che incrociavo mi apparivano diverse, mostruose, del tutto in contrasto col contesto, e sempre quella Voce… Guarda mi diceva ma io non volevo guardare.
Poi arrivarono i sogni, a quel punto capii di aver cominciato ad impazzire.
Non potevo parlarne con nessuno.
Persi il lavoro, gli amici, la ragazza(anche se non ricordo esattamente l’ordine in cui accadde), non uscivo più se non per estrema necessità e solo alla luce del giorno. era di notte che la maggior parte di quelle cose compariva ed io non volevo ritrovarmi in quel mondo che ho preso a chiamare "il Buio".
Il mondo era popolato di mostri terribili ed io non volevo averne nulla a che fare.
Un giorno costretto ad uscire incontrai una di quelle creature…. Mi fissava e poi senza preavviso mi attaccò fuggii a perdi fiato chiedendo aiuto ma ovunque i volti che si voltavano verso di me erano quelli di ghignanti abomini. E sempre quella maledettissima Voce!!!!!
Ora però in essa vi era una nuova urgenza e fermezza “AFFRONTALI!!!”. Non so perché ne come ma lo feci. Bandii quella creatura in una maniera che tutt’ora non capisco.
Da quel momento in poi capii quale sarebbe stato il mio destino….
Fin da piccolo ho avuto una certezza, un sogno: ”io sarò un eroe” ora il sogno si è avverato ma avrei preferito continuare a vivere nel mio mediocre oblio.
Ho ritirato tutti i miei risparmi (non molto in verità), ho riempito lo zaino e le sacche della moto di provviste a lunga scadenza, mi sono armato come meglio ho potuto e attrezzato per il freddo. Poi sono salito in moto e sono partito. Dietro di me solo un biglietto per i miei. Davanti… non sò.
La Voce mi guida ed io la assecondo, a volte mi conduce in luoghi sicuri, altre in combattimenti contro queste cose che non conosco. Credo però che abbia un disegno, una meta. Sento che presto la raggiungerò e forse allora potrò capire cosa è successo e rimettere insieme qualche pezzo della mia vita.
Ma per ora… l’importante è andare avanti… e non rimanere… Nel Buio!-

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